Caro Augusto Minzolini,
neo direttore del TG1, ho seguito con una certa curiosità l'imbarazzo con cui si affronta nel suo telegiornale l'esuberanza dimostrata dal nostro Premier nelle note vicende Bari-Escort.
Mi rammarico nel vederla così in difficoltà nel cercare di spiegare l'intero affaire come una sorta di tangentopoli pugliese in cui un tizio, chiaramente un millantatore, cerca di mettere in mezzo il buon nome del Premier legandolo a suoi meschini traffici all'unico scopo di farsi bello.
Le consiglio dunque di tagliare la testa al toro: mostri direttamente lo spezzone della fiction Boris da cui i suoi fedeli telespettatori potranno dedurre che Martellone-Silvio, in fin dei conti, "voleva solo divertirsi un pò".
Sarebbe d'aiuto per molte famiglie che faticano a seguire i servizi degli ultimi giorni e che potrebbero convenire con Lei che trattasi di umanissime debolezze.
Con i migliori auguri,
GC
Tutto è cominciato qualche giorno fa quando il figlio di un amico, parlando di un suo compagno di scuola omosessuale, l’ha definito fru-fru.
Urca, da quanto non la sentivo questa parola.
Il caso Noemi è stato poi un crescendo di sollecitazioni:
-Noemi è una brava ragazza ed è ancora illibata (illibata?)
-Non ho avuto una relazione piccante (perché non anche osé, oppurela formula non abbiamo fatto nulla di male, come diceva mia sorella a mia madre inviperita quando tornava tardi).
-Gran finale con la rinascente lo giuro sui miei figli che, però, forse non vale perchè già ripetuta diverse volte dal nostro esuberante premier.
A quel punto, non potete capire la sorpresa e la delusione quando, accesa la televisione, non ho trovato ad accogliermi le Kessler, il Carosello e Canzonissima. Orfano pure di Lascia e raddoppia, affranto, sono andato a fare due passi in piazza. Ma non prima di essermi sistemato la riga con la fedele brillantina Linetti.
In tutta questa faccenda, mi sono perso un passaggio: perchè la sinistra è favorevole al sì? Per cancellare il Porcellum? Con una legge peggiore ma tanto poi se ne discute. Come nel caso della Bicamerale? Come per il conflitto di interessi? Sentiamo davvero l'esigenza di una maggiore governabilità, in un paese in cui le decisioni vengono prese in un elegante palazzo romano e questo palazzo non è il Parlamento?
Mamma, come stai diventando pesante, Cancelli, ti facevo uomo di mondo.
Corriere della Sera 25.5.09
Referendum. Quell’imbarazzante somiglianza con la Legge Acerbo
di Giovanni Belardelli
Fino a oggi nessuno o quasi ha accostato la legge elettorale che uscirebbe da una vittoria dei sì al referendum alla legge Acerbo approvata dal fascismo nel 1923, che ebbe la prima e ultima applicazione l’anno seguente. Eppure le somiglianze tra le due leggi sembrano piuttosto evidenti. La legge fascista assegnava i due terzi dei seggi alla Camera (il Senato era all’epoca di nomina regia) al partito che avesse ottenuto almeno il 25 per cento dei voti. Analogamente, una vittoria del referendum Segni- Guzzetta farebbe attribuire la maggioranza assoluta dei seggi non più (come ora) alla singola lista bensì al singolo partito che ha avuto più voti. E questo senza la necessità di superare alcun quorum, com’era invece il caso della legge Acerbo che almeno imponeva di raggiungere un quarto dei suffragi perché il premio previsto potesse scattare.
Avvicinandosi ormai la data della consultazione referendaria, nelle file dell’opposizione sono aumentati i dubbi sull’opportunità di votare sì. Eppure, l’obiezione di quanti, dopo aver sostenuto il referendum, sono passati ad avversarlo sembra basarsi soprattutto su considerazioni pratiche, utilitaristiche: oggi come oggi la nuova legge elettorale prodotta da una vittoria del fronte referendario non solo darebbe la maggioranza assoluta al PdL ma (grazie alla sua alleanza con la Lega in Parlamento) fornirebbe all’attuale presidente del Consiglio i numeri per riformare la Costituzione senza dover poi sottostare all’alea di un eventuale referendum popolare (che già una volta bocciò una riforma costituzionale del centrodestra).
Nessuno sembra invece intenzionato ad utilizzare l’argomento polemico della effettiva somiglianza tra la eventuale nuova legge elettorale e quella preparata a suo tempo dal fascista Acerbo. E se ne può intuire la ragione. Fino ad oggi è capitato più volte che esponenti dell’opposizione accostassero il governo attuale al Ventennio, Berlusconi a Mussolini. Ma sarebbe un po’ imbarazzante dichiarare che una vittoria dei sì darebbe forse a quel paragone un fondamento obiettivo, del quale però Berlusconi stesso — referendario dell’ultima ora — non potrebbe in alcun modo essere incolpato.
... perchè la sede non sarà in centro ma, vergogna, nella periferica Quarto Oggiaro. La minaccia fa seguito ad altre in cui il nostro lamentava uno stipendio non adeguato alla sua mansione/professionalità e competenza.
Ma chi è Lucio Stanca?
Dopo una vita spesa all'IBM, è stato Ministro dell'Innovazione del governo Berlusconi. Di quegli anni, si ricorda il suo progetto del portale italia.it, costato 45 milioni di euro. Al momento chiuso senza spiegazioni.
Chiunque vaghi un pò per la rete sa perfettamente che un paio di smanettoni con i brufoli avrebbero potuto realizzare un portale perfettamente funzionante quasi gratis, solo per il gusto di poterlo dire alla tipa con cui ci provano da anni. Con qualche chance in più a disposizione.
Lucio Stanca è attualmente parlamentare del PDL. Nel 2015, anno in cui dovrebbe svolgersi un EXPO che probabilmente non ci sarà, avrà settantaquattro anni.
L'altro giorno ho cercato senza successo di difendere Milano dall'attacco di due studentesse (greca e londinese) che, dopo un anno sui Navigli, se ne scapperanno a gambe levate appena finito il semestre. Da quando vivo qui mi sembra di avere novant'anni, ha detto una delle due.
Siamo stanchi. Almeno a livello locale, c'è bisogno di una tregua.
Cacciamo via, Lucio Stanca. Cambiamo le serrature all'ufficio, se ne ha uno, come faremmo con un partner troppo a lungo sopportato. Se ne vada al più presto. Basta.
Albertini lo ricorderemo come quello del cancello attorno al Parco delle Basiliche. La Moratti desidera restare nella storia come quella che ha "bonificato" il parchetto attorno al noto bar MOM?
... abbiamo avuto tutti un compagno che si metteva sempre davanti nelle fotografie - lo sfottevamo ma finivamo per lasciarlo fare.
Sempre da piccoli, c'era un tizio che in ogni conversazione non lasciava parlare gli altri, non sopportava di essere contraddetto e interrompeva sistematicamente l'interlocutore. Di solito, facevamo finta di nulla e, se era nella nostra stessa classe, bisbigliavamo come dei carbonari per fissare a sua insaputa il successivo incontro. Ogni tanto, impietositi, lasciavamo perdere e ce lo portavamo dietro.
Lo stesso aveva bisogno di un infinito amore e deglutiva rabbioso se veniva messo in discussione: non eravamo quasi mai d'accordo con lui ma, signorilmente, tendevamo a soprassedere.
Siamo diventati grandicelli e l'abbiamo ritrovato sui giornali, in televisione, alla radio.
E ora, adulti, l'abbiamo visto, nello stesso weeekend, a Strasburgo, a Londra e chissà dove ancora. E stiamo continuando a lasciare perdere.
Aggiornamento: nel frattempo, sulla questione si è pronunciato stamane Giannelli sul Corriere della sera con una vignetta folgorante. Eccola:
Sì, lo so, che è una vergogna ritornare su un blog dopo mesi.
Eppure, questa cosa dei manager imprigionati mi ha fatto venire in mente di una cosa che avevo scritto in Office lo scorso anno:
... Uno dei tanti cambiamenti del mondo del lavoro che anche il più rimbambito degli scarrierati può constatare è quello relativo alla crescita esponenziale degli stipendi dei manager. Senza ricorrere a complicate statistiche o al collega sindacalista con la kefiah e la maglietta di Che Guevaraè abbastanza evidente il mutamento epocale cui si è assistito a partire dagli anni Ottanta.
In soldoni, il capo dei nostri genitori era un tizio benestante, con una metratura dell’appartamento del 30/40% superiore al nostro, i suoi figli erano mediamente più belli e atletici di quanto fossimo noi e girava con una berlina mentre noi ci muovevamo su un’utilitaria.
D’estate, noi eravamo alla spiaggia libera con il riso in insalata pronto per il picnic e lui, a pochi passi, al Bagno Excelsior con l’ombrellone e una distesa di sedie a sdraio per lui e la famiglia ma il bagnasciuga era lo stesso e ci incontravamo prima di dividerci per il pranzo. Il fatto che noi l’avessimo preparato nottetempo per trovare posto vicino al maree lui si facesse servire con i piedi nell’acqua da un bagnino nerboruto era poco più che una nota di colore .
La differenza infatti non era abissale e ci si poteva immaginare il suo stile di vita senza, come adesso, dover ricorrere a quelle riviste, ricoperte di cellophane per contenere le infradito in regalo, che raccontano le vacanze di Angelina Jolie con Brad Pitt.
Ora la questione è del tutto diversa. Essere il top manager di un’azienda di medie grandi dimensioni comporta, oltre al salutare (per alcuni) annullamento della propria esistenza intesa come vita privata, stipendi e benefits assolutamente inimmaginabili anche solo venti anni fa. Nella stessa azienda in cui lavoriamo, talvolta persino nella stessa mensa in cui mangiamo, passano persone con stipendi da star del cinema e una serie di bonus che rendono praticamente impossibile spendere anche solo una lira propria nel corso degli anni in cui si è in forze all’azienda.
Palestra pagata con tanto di personal trainer trilingue spesso anche amante, fisioterapista e in alcuni casi pure cardiologo; vacanza sessuale in Cambogia derubricata come “valutazione delle opportunità di investimento negli emerging markets asiatici”; iscrizione pagata a ogni tipo di club (dal golf alla Setta dei poeti estinti), cene di Natale con parenti, amici, diversi scrocconi e danzatrice del ventre giustificate come attività di ufficio stampa e così via.
Proseguendo, anche senza bisogno di farsi consigliare dall’amico delle Black Panthers, è altrettanto evidente che una simile disparità di trattamento potrebbe portare qualcuno a pensare che dividendo quel, putacaso, milione abbondante di euro all’anno che i nostri executives guadagnano, potremmo andare avanti a farci baldoria in un centinaio per parecchio tempo.
Dopo Serie A, serie B, serie minori, partite dell'oratorio, calciotto fra colleghi, basket, motociclismo, automobilismo, freccette, tiro alla fune, salto dell'elastico, fionda, cerbottana, saltarello, acchiapparello, ce l'hai, rialzo, subbuteo, far volare l'aquilone, strega comanda color e uno, due, tre stella...
Insomma, dopo aver ampiamente relazionato sulle varie competizioni sportive, la Gazzetta generosamente dedica le sue ultime pagine a una rubrica che chiama Altri mondi (dando al tutto una connotazione quasi esoterica e misteriosa, visto la materia extrasportiva).
Svelto come un centometrista, abile come uno scacchista e risoluto come un paracadutista, Cancelli vi si è infilato dentro.
....ehm, dicevamo.
A fronte dell'indecente sminchiamento di Guglielmo Cancelli che, da diverse settimane, è scomparso come un qualsiasi amorazzo estivo che, al ritorno in città dalle vacanze, non manda neppure una cartolina, esiste ancora qualche benintenzionato che gira per il suo blog.
A tal proposito, ho ricevuto una curiosa mail qualche giorno fa.
L'autore, dopo aver comunicato la sua professione (architetto) e provenienza (una nota città affacciata sul mare) ed essersi dilungato su alcuni suoi peculiari hobby (acqueforti, incisioni, serigrafie), raccontava di essersi imbattuto per caso nel blog di Cancelli e di aver automaticamente e ovviamente pensato di mandarmi un suo lavoro di qualche tempo fa, strettamente correlato al tema.
Da qualche ora, in seguito all'apertura dell'allegato con immagine relativa, mi interrogo sul significato di quegli ovviamente e automaticamente.
Fa troppo caldo e se di lavorare non se ne parla, non si parla neppure di lavorare. L'altro giorno, citando Boris, avevo menzionato fra le mie passioni (ossessioni?) Dexter. Chi è Dexter? Un tizio sulla trentina che vive a Miami e che, per una lunga storia che ci viene spiegata nel corso della serie, uccide a sangue freddo criminali sfuggiti alla giustizia.
L'aspetto interessante e inquietante è che si prova immediata simpatia per Dexter e, fin dalla prima puntata, si tifa tenacemente perché il nostro riesca a sfuggire alle indagini, non venga scoperto e possa continuare in santa pace la sua attività di assassino seriale.
E' scritto, girato e recitato divinamente.
Al momento sono state trasmesse da Fox le prime due serie ed è prevista una terza che andrà in onda a settembre negli USA. Questa è la sigla iniziale:
Nome: Guglielmo Cancelli Certo, qualcuno potrebbe chiedersi la ragione di avere uno pseudonimo. Rispondo semplicemente che, come fatto prima di me da Mal dei Primitives, Ornella Muti, Benedetto XVI e un bambino del mio palazzo che aveva rotto un vetro, cerco semplicemente di dare la colpa a qualcun altro.